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// CASO STUDIO

Editoria: quando il collo di bottiglia è il primo contatto

Ci sono aziende che hanno un problema di traffico e aziende che hanno un problema di risposta. Questa era del secondo tipo: i contatti arrivavano, ma fra il momento in cui una persona alzava la mano e quello in cui qualcuno le rispondeva davvero passava troppo tempo — e in quel vuoto si perdevano. Nomi e dettagli identificativi omessi: alcuni progetti sono stati commissionati da terzi.

Aggiornato: 2026-07
Ritratto illustrato di Massimo Sulpizi
Massimo Sulpizi
Fondatore, CiaoBob

01 La situazione di partenza

Una piattaforma nel mondo dei libri, con autori che arrivano da canali diversi, in momenti diversi, con livelli di maturità completamente diversi: chi ha un manoscritto finito e chi ha un'idea, chi ha già pubblicato e chi non sa da dove si comincia. Tutti finivano nello stesso imbuto e ricevevano lo stesso messaggio.

Il risultato prevedibile: chi era pronto si annoiava, chi non lo era si spaventava, e chi seguiva i contatti passava le giornate a capire con chi stava parlando invece che a parlarci.

02 Cosa è stato costruito

Un sistema di gestione dei contatti in cui l'AI fa il lavoro di comprensione: legge quello che la persona ha scritto e capisce a che punto è del suo percorso, cosa le serve adesso e quale sia il passo successivo sensato. Da lì cambia il messaggio, il momento e l'invito all'azione.

Le CTA non sono più una sola per tutti: cambiano in base a chi le legge. A un autore con il manoscritto pronto si propone una cosa; a chi sta ancora scrivendo se ne propone un'altra. Sembra ovvio detto così, ma farlo a mano su volumi reali è impossibile — ed è esattamente il tipo di lavoro in cui l'AI rende di più.

03 Il numero

Il 40% dei lettori che entrano nel percorso prende un appuntamento. Quattro su dieci: in un imbuto dove il messaggio era uguale per tutti e la conversione si contava in pochi punti percentuali, è un ordine di grandezza diverso, non un miglioramento incrementale.

È il caso che dimostra meglio un principio che ripetiamo spesso: l'AI non serve a scrivere più messaggi, serve a mandare quello giusto alla persona giusta nel momento in cui è disposta ad ascoltarlo. Il lavoro continua — è l'unico dei nostri progetti tuttora in sviluppo attivo su questo fronte — e i dati che raccoglie affinano il sistema mese dopo mese.

04 Se ti ci riconosci

Non è un caso da editoria: è un caso da chiunque riceva più richieste di quante riesca a seguirne bene. Agenzie, studi, formazione, servizi. Il sintomo è avere un unico messaggio per pubblici che stanno in punti diversi del percorso.

La domanda da farsi è: quanti dei contatti che hai ricevuto negli ultimi tre mesi hanno avuto una risposta pensata per loro? Se il numero ti mette a disagio, c'è margine — e in genere si vede in fretta.

» Se ricevi più richieste di quante riesci a seguirne, raccontaci come le gestisci oggi: spesso il guadagno più grande non è nel traffico, è nei venti minuti dopo il contatto.
// domande frequenti
Vuol dire che l'AI scrive ai miei clienti al posto mio?

No, e sarebbe la ricetta per rovinare un rapporto. L'AI capisce e prepara: chi risponde e cosa proporre restano tuoi. Nei progetti dove serve il tocco personale il sistema suggerisce, non spedisce.

Serve avere già molti contatti perché abbia senso?

Serve averne abbastanza da non riuscire a seguirli tutti bene a mano. Sotto quella soglia, il consiglio onesto è occuparsene di persona: si converte di più e si impara di più, e quello che impari servirà al sistema quando lo costruirai.